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Bruno Ferrara Sardo, Insieme saremo liberi. Part.II – Assaggi

Dopo il giro in vigna e qualche assaggio sul tavolo all’aperto, Bruno ci invita a pranzo.

Oltre a degustare varie annate, che descriverò qui sotto, abbiamo mischiato i discorsi sul vino a discorsi personali e privati ed abbiamo fatto sera.

Ci siamo ridati appuntamento a cena ed in seguito ci ha fatto da guida notturna alla scoperta dei monumenti e luoghi della sua Randazzo, la Città Nera costruita coi massi vulcanici. Infine ci ha accompagnato al B&B dove alloggiavamo.

Camilla ed io ci laviamo i denti e stiamo per andare a letto. Sono le 2:30 del mattino e abbiamo da poco salutato Bruno.

Un incontro iniziato alle 10:00 del mattino precedente.

Il titolo dell’articolo mi é venuto pensando a come Bruno ha descritto il suo vino:

Ci ritrovo il contatto col vigneto e l’insieme(*) del territorio: sono io ma é al tempo stesso la terra e tutte le persone che ho attorno. Il vino é affraternamento e condivisione ed é capace di allacciare e stringere relazioni.

Il vino lo faccio perché chi lo beve si emozioni e si senta legato col Tutto

(*) Nzemmula,in siciliano, come il nome della sua unica etichetta

In un momento storico di  censura di pensiero mi é sembrato un inno alla libertà, contro ogni forma di dogmatismo.

La croccantezza (il vino deve “sapere” di uva), la mineralità del territorio (la sapidità che rimane sulle labbra) e il ritmo dell’annata sono gli elementi imprescindibili per brindare con un vino fatto come natura comanda.

Solo così il vino diviene una bevanda dello spirito e libera la sua vibrazione.

GLI ASSAGGI

Ci ritrovo tanto frutto, dice, e mi stupisco anche io di ciò che ci trovo, che non mi aspettavo.

Nzemmula 2017 dalla vasca – acciaio puro

Grandi profumi al naso di terra, foglia di ulivo, calendula e finocchietto selvatico.

Un vino che tira fuori la terra con una nota alcolica ben presente ma incastonata nella texture di un tannino vivo e piacevole, é energico con una sapidità spiccata ed una bella freschezza. É come una folata di caldo tra le fronde del campo davanti.

Nzemmula 2017  barrique esausta senza solfiti

Naso puù sottile: si apre ad amarena, la bocca é soffice e delicata . Chiude con grande frutto e cioccolata bianca, ma scalcia meno.

Anche con barrique esausta si sente che il legno l’ha comunque addomesticato rendendolo più piacione.

Questa per me é una cosa curiosa, pensando ad esempio ad altri vitigni in botti esauste, ma le caratteristiche del Nerello Mascalese sono finezza ed eleganza, prima di tutto: è un vino leggiadro, salato, minerale, dalla media acidità, ma con tannini setosi e spiccati toni balsamici e di macchia mediterranea.

Ci sta anche che un legno poco invadente l’abbia dirottato.

Nzemmula 2012

Che onore la prima annata: idrocarburi, zolfo, amarena candida, mora, una lunghezza infinita , sorso slanciato e  liquido, una sapidità incredibile tra pietra focaia e pirite ed un terziario balsamico di china e legno bagnato. Ancora un giovanotto, un vino che da solo vale la gita.

Vigna brada 2014

Da 2000 mq di Nerello Mascalese a piede franco con  Minnella e Grecanico ( pochissime) tira fuori 200 kg di uva: una delle 150 bottiglie prodotte ci mostra la maestosità del tempo custodito in queste vigne antichissime.

Sussurra sottovoce tutta la pulizia che esista. É etereo, cioè i profumi e gli alcoli si avvertono fusi insieme, é quindi un succo d’uva a 15 gradi, una trasposizione lineare di tutta la croccantezza del frutto che puoi assaggiare dalla pianta. Chiara la sua bevibilità.

Nzemmula 2014

É l’annata caldissima del “vento africano”. Un  naso intenso, direi un mix di ribes, odore di terra  ed una punta ferrosa. Mantiene comunque la sua freschezza, decisamente avvolgente in bocca e più ricco di estratto.

Bruno ci ha aperto anche Nzemula 2013, il 2018 non ancora in commercio più altre bottiglie frutto di esperimenti nei campi dei suoi amici.

Devo dire che la digeribilità dei suoi vini é esemplare: sono fresco come un bocciolo di rosa dopo varie ore di chiacchiere e degustazione.

Immagine da una colata lavica sul fronte Nord dell'Etna

Immagine da una colata lavica sul fronte Nord dell’Etna

Immagine da una colata lavica sul fronte Nord dell'Etna

Immagine da una colata lavica sul fronte Nord dell’Etna

I vini di Bruno non sono mainstream, dove il Nerello cerca la grande concentrazione con passaggio in legno, sono vini che vanno bevuti immaginando il suolo. Esprimono come doveva essere autentico il Nerello prima della svolta degli ultimi 30 anni.

Grande vino e bella persona.

Mi accomiato riportando una frase che Bruno cita sul suo sito.

Questo vino nasce dall’amore fedele verso i miei ricordi nutrito negli anni da immagini, parole e lunghi silenzi che ne conservo, da profumi e persone che hanno abitato la mia infanzia ed ai quali sono grato poiché hanno fatto di me un adulto felice che coltiva ancora i suoi sogni.
Non sono convinto che tentarne una descrizione sia bene, mi piace pensare che vino e degustatore stabiliscano in piena libertà i termini del loro scambio; che sia chi lo beve a coglierne le qualità più decise ed a scegliere il lessico che meglio possa descrivere le caratteristiche dell’uno e le sensazioni dell’altro.
E’ stato il vino infatti ad esprimersi negli anni sempre più vicino a quello che è oggi in bottiglia.

Godetene “pi lu piaciri di stari ‘nzemmula”!

Late night show with Bruno

Late night show with Bruno